• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Bocchini Bartolomeo (Romeo)

Nato a Bolsena (Vt) il 14 maggio 1920. Insegnante elementare. Antifascista.
Di Giuseppe e Buchicchio Boninzella, perde in tenera età entrambi i genitori (il padre nel 1926, la madre dieci anni dopo). Viene allora accolto dallo zio don Antonio Bocchini, parroco di Grutti (Gualdo Cattaneo, Pg), dove cresce con i parenti più prossimi fra cui il cugino Luigi, di otto anni più grande. Conseguita la licenza magistrale e l'abilitazione all'insegnamento elementare, giunge la chiamata alle armi, con la destinazione al corso per allievi sottufficiali, come la legge del tempo imponeva per i diplomati. Conclude il corso con il grado di sottotenente nel 1943 e l'Otto settembre lo coglie in servizio a Fossano (Cn). È immediata la scelta di non tornare a casa e di non appoggiare il neonato fascismo e l'occupante tedesco, perciò si aggrega ad una formazione partigiana operante in Valle d'Aosta. Le difficoltà incontrate nella fase iniziale della lotta partigiana lo convincono ad abbandonare il gruppo e tornare a casa nel mese di novembre. Qui, grazie anche all'intercessione del cugino Luigi, trova posto come insegnante nella scuola elementare di Grutti, ma senza mai cessare l'attività clandestina. Nel gennaio 1944 abbandona la scuola e la semi-clandestinità, prendendo la via della macchia alla testa di quella che sarebbe diventata la Banda del Tenente Bocchini, operativa su uno dei versanti dei Monti Martani. Successivamente, questo gruppo viene formalmente a cadere sotto la giurisdizione della IV brigata Garibaldi Foligno. Questa sua attività provoca numerose ritorsioni verso i suoi familiari, in particolare per mano del temibile presidio della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) di Marcellano-Collesecco (Gualdo Cattaneo, Pg), che proprio i partigiani del tenente Bocchini attaccano e disarmano il 25 marzo 1944.
Nel frattempo si ammala e la sua attività concreta va inevitabilmente diminuendo, vedendosi costretto a trovare asilo presso famiglie amiche della zona. Il 7 maggio 1944 è ricoverato presso il colono Santini, a Cacciano (Todi, Pg), quando nel pomeriggio i militi del presidio di Marcellano-Collesecco fanno irruzione nello stesso casale, che inoltre occulta anche Orfeo Santini, figlio del padrone di casa e renitente alla leva. Nello scontro a fuoco che ne segue questi perde immediatamente la vita, mentre Bocchini è gravemente ferito; presenta un'ampia ferita alla testa procurata gettandosi dalla finestra (non è dato sapere se il gesto sia dovuto alla volontà di togliersi la vita prima della cattura o sia un estremo tentativo di fuga). Agonizzante, viene dai fascisti caricato su un carro dei Santini per essere trasportato a Marcellano, ma nel tragitto viene ulteriormente seviziato e finito. Successivamente, il cugino Luigi ne organizza il trasporto dal cimitero di Marcellano a quello di San Terenziano (Gualdo Cattaneo, Pg).
Riconosciuto partigiano della IV brigata Garibaldi Foligno, battaglione “Capitano Rossi”, in servizio dal 10 settembre 1943 al 7 maggio 1944, «sottotenente – caduto in combattimento». Con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri Amintore Fanfani, il 19 ottobre 1961 viene decorato alla memoria di medaglia d'argento al Valore militare, con la seguente motivazione: «Dopo l'armistizio, con fedeltà e decisione, partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi come organizzatore ed animatore e come comandante ardito e capace. Per quanto gravemente ammalato non desisteva dalla lotta e quando, durante un rastrellamento, il casolare dove egli era ricoverato veniva circondato dai nemici, trovava la forza per combattere da prode e per animare la resistenza dei pochi partigiani che erano con lui. Ferito, prima di cadere in mani nemiche preferiva togliersi la vita». All'inizio degli anni Settanta, il Comune di Bolsena gli ha dedicato una strada di nuova realizzazione.


Tommaso Rossi




*In tutta la documentazione riscontrata nell'Archivio dell'Istituto per la storia dell'Umbria contemporanea e all'Archivio di Stato di Perugia, compare unicamente il nome “Romeo”, semmai con – in un unico caso – l'aggiunta di un secondo nome (“Luigi”). Nell'atto di nascita depositato presso l'Anagrafe del Comune di Bolsena, egli è tuttavia registrato unicamente con il nome di Bartolomeo. Per questo ed altri dettagli sulle vicende familiari, e la fornitura in visione di documentazione personale-familiare sulla decorazione del ten. Bocchini, si ringrazia sentitamente Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio, già sindaco di Bolsena dal 1972 al 1975 e suo pronipote.


Fonti e bibl.: Aspg, Prefettura di Perugia, Gabinetto riservato, b. 42, fasc. 5, c. 5; Asisuc, Anpi Terni, Resistenza/Liberazione, b. 2 «Riconoscimento qualifiche 1946-1948»; Archivio storico del Comune di Bolsena, Nati Bolsena 1920, I.A.63; Luigi Bocchini, Lotta partigiana. Il Ten. Romeo Bocchini (1920-1944), Grafica, Perugia 1946.



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