• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Forti Sergio

Nasce a Trieste il 20 marzo 1920. Ingegnere navale. Antifascista. Cresce in una famiglia della borghesia triestina con l'esempio del padre Bruno, noto avvocato, irredentista e volontario nella Grande guerra. Nel 1942 si laurea in Ingegneria navale a Genova, prendendo subito servizio, con il grado di tenente, all'arsenale di Viareggio (Li).
L'Otto settembre, di fronte alla fuga di buona parte degli ufficiali, si impegna per applicare gli ordini del comando della Marina militare, intesi a rendere inservibili mezzi e apparecchiature che non fossero di immediata utilità, nel timore che potessero cadere in mano tedesca. Uscito miracolosamente indenne dall'area portuale di Viareggio, ripara a Cortona (Ar) ricongiungendosi ai familiari, che lì sono sfollati per sfuggire ai pericoli della guerra. Viene a sapere che non lontano da casa, nella tenuta del conte Passerini, c'è nascosta una compagnia del Genio ferroviario e decide di prenderci subito contatto. Riesce a convincerne il comandante, turbato dagli ordini contraddittori ricevuti, ad occultare armi, mezzi e materiali ancora disponibili. Armamento e vettovaglie vengono portati a casa Forti, mentre i militari sono destinati ad un casotto nelle vicinanze e quotidianamente riforniti del necessario dalla famiglia di Forti. Questi, già nel mese di settembre, interviene spesso presso il locale comando tedesco, essendo tra l'altro pienamente padrone della lingua (oltre che di inglese, francese e spagnolo), per denunciare il trattamento di eccessivo rigore presso i civili e le risorse che quell'area fornisce. Nel mese di ottobre si aggrava la posizione sua e di tutta la famiglia, essendo giunta notizia da Trieste che la locale polizia tedesca ha perquisito e messo a soqquadro casa e uffici, ponendo sotto sequestro tutte le proprietà. Decidono così di spostarsi in Umbria, trovando rifugio inizialmente a Spoleto (Pg) e, dopo qualche giorno, nella zona di Norcia (Pg).
Entrato immediatamente in contatto con l'antifascismo locale e con alcuni ufficiali in quel momento inattivi, Forti solleva la necessità di prendere le armi e combattere. Si convince anche che egli in prima persona ha l'assoluta necessità di conoscere quanto prima il territorio dove si trova. Prende così le poche carte a disposizione e si mette a camminare o pedalare per centinaia di km, compilando piani e strategie che riporta su taccuini con una precisione maniacale. È anche grazie a questi continui spostamenti che entra in contatto con centinaia di prigionieri alleati. Essendo ormai a pieno titolo nell'organizzazione antifascista locale, cura non solo l'assistenza agli ex prigionieri che transitano e desiderano proseguire verso le linee, ma promuove l'incontro fra coloro che intendono rimanere e chi sta realizzando la Resistenza in queste terre fra Umbria e Marche. Questi affidano proprio a Forti la responsabilità dei collegamenti fra l'organizzazione antifascista nursina (fatta da un “Comitato” politicamente articolato, dagli jugoslavi e non solo della brigata “Gramsci”, da Ernesto Melis e dai suoi uomini, da personalità come Roberto Battaglia) e le bande operanti su tale settore dell'appennino umbro-marchigiano. Se la base operativa per tutta una serie di attività diventa la zona di Castelluccio (Norcia, Pg), quella logistica e “politica” è ad Abeto (Preci, Pg), a casa dei Forti.
Dopo lo sconquasso creato dal grande rastrellamento di aprile 1944 parte per Roma e grazie ad una serie di contatti riesce a reperire fondi dal Comitato di liberazione nazionale centrale (Cln) e dagli organismi militari clandestini, forte anche del precedente legame con il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Nella zona operativa, Forti compie anche numerose azioni e sabotaggi, sempre in compagnia del tenente britannico Thomas J. O'Brien, ex prigioniero di guerra. Fra le azioni coordinate con Roma la più importante poteva essere quella da realizzare a fine aprile sul piano di Castelluccio, predisposta a seguito di contatti e viaggi nella Capitale anche per organizzare un rifornimento di armi e munizioni. I diversi gruppi sono disposti su punti strategici attorno al Piano Grande di Castelluccio, quando alcuni – a seguito di delazione – vengono investiti da preponderanti forze fasciste. Forti interviene con la sua squadra creando quel disordine tale che disperde i fascisti, permettendo la salvezza della maggioranza dei partigiani investiti dall'attacco. Fra costoro non c'è Paolo Schiavetti Arcangeli, riverso a terra, torturato ed infine ucciso presso il casale Rendine.
Con la prima decade di giugno 1944 l'attività diventa irrefrenabile e, oltre a cercare di tagliare la strada alla Wehrmacht, si pensa anche a come liberare i paesi della Valnerina e dell'Appennino. Il piano per Norcia scaturisce da una riunione fra Forti, il comandante locale dei carabinieri, “Toso” e Volfango Costa, e vi sono indicazioni per un ingresso fra le mura cittadine che scongiuri sia spargimenti di sangue che contrattacchi tedeschi.
La mattina del 14 giugno 1944 la squadra di Sergio Forti ha in programma un triplice sabotaggio, da realizzare in altrettanti momenti consecutivi in una vasta area di confine fra Umbria, Marche e Lazio. Con lui ci sono il sergente maggiore Alfio Pavesi, il tenente O'Brien e il sergente sudafricano G.A. Buchanan. I due stranieri sono tenuti un po' a distanza, considerando che sono più facilmente riconoscibili. Qualche ora dopo la pattuglia viene intercettata da un reparto della Wehrmacht nei pressi di Paganelli (Norcia, Pg); a quel punto Forti, già visto dai tedeschi, riesce a segnalare ai due militari alleati di sganciarsi e, poco dopo, con uno stratagemma mette in salvo anche la vita di Pavesi. Qualcuno nelle vicinanze sente per qualche minuto diverse urla in tedesco, perché stanno cercando di estorcergli notizie sugli altri tre, ma lui con assoluta fermezza, nella medesima lingua, urla che non gli avrebbe detto niente. Anche i soldati hanno una certa fretta, sono a quanto pare fra gli ultimi ad abbandonare la zona, quindi senza indugiare oltre decidono di ucciderlo e proseguire.
Sergio Forti è stato riconosciuto partigiano combattente nella banda “Melis” dal 18 febbraio al 14 giugno 1944. Il 16 febbraio 1945 viene decorato con medaglia d'oro al Valore militare alla memoria, con la seguente motivazione: «Giovane ingegnere si vota subito dopo l’armistizio alla causa della libertà. Tutto osa e tutto ardisce in una multiforme opera di sabotaggio contro l’oppressore tedesco e di collaborazione con bande di patrioti dell’Umbria, delle Marche, dell’Abruzzo. In un attacco nemico alla banda della quale faceva parte, con pochi animosi, ne evita l’accerchiamento e la cattura aprendosi di forza un varco. Delineatasi la ritirata delle truppe tedesche studia e predispone una importante interruzione che si appresta a realizzare con altri compagni dei quali due inglesi. Sorpreso dall’avversario, con sovrumana audacia e sprezzo del pericolo, riesce a salvare i compagni e affronta solo il sacrificio. Invano torturato per strapparne una confessione è barbaramente ucciso. Anima generosa, esempio luminoso di altruismo e di amor patrio spinti fino al supremo olocausto. — Viareggio, Cortona, Castelluccio, Abeto, Paganelli (Norcia), 9 settembre 1943 – 14 giugno 1944».


Tommaso Rossi


Fonti e bibl.: M. Rendina, Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma 1995, p. 65; R. Absalom (a cura di), Perugia liberata. Documenti anglo-americani sull'occupazione alleata di Perugia (1944-1945), Olschki, Firenze 2001, pp. 68-78 (il riferimento archivistico fornito da Absalom per la documentazione d'inchiesta presentata è: National Archives Washington, RG 331 10000/125/129 Box 914 «Case of Sergio Forti»); U. Santi, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina 1943-1944. Cronologia – Dizionario – Personaggi – Luoghi, Nuova Eliografica, Spoleto 2004, pp. 195-197; T. Rossi, Tracce di memoria. Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria, Isuc, Perugia; Editoriale Umbra, Foligno 2013, pp. 746-751.
http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/medaglie/Pagine/fortisergio.aspx.
http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=14332.




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