• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Loreti Aldemondo (Edmondo)

Nasce a Spoleto l’11 novembre 1890. Falegname. Comunista.
Frequenta la scuola elementare fino alla classe sesta, in seguito prosegue la sua istruzione da autodidatta. Nel 1912 e 1913 risulta iscritto al Partito repubblicano (Pri) e portabandiera del locale circolo giovanile repubblicano “Antonio Fratti”. In seguito milita nelle file del Partito socialista (Psi), area massimalista. Tra il 1919 e il 1921 collabora alla redazione del giornale “L’Umbria Proletaria”, diffondendone le copie nella sua città. Dal 10 novembre 1920 al 6 giugno 1921 è deputato della Congregazione di carità del Comune di Spoleto; successivamente si iscrive al Partito comunista d’Italia (Pcd'I). Instauratosi il regime fascista, continua a propagandare l’ideologia comunista tra gli operai spoletini. Viene più volte fermato e arrestato «per misure di ordine pubblico» nel 1926. Nel dicembre di quello stesso anno è «diffidato a rispettare le leggi e di non dare ragione a sospetti» dall’autorità di Pubblica sicurezza di Spoleto. Loreti rimane iscritto al Partito comunista durante la clandestinità e, dopo il 25 luglio 1943, partecipa alla formazione del primo nucleo del locale Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Spoleto. Nel periodo dell’occupazione nazista e della Repubblica sociale italiana supporta l’attività partigiana della banda Melis raccogliendo e inviando ai combattenti medicinali, alimenti, armi e suppellettili; dopo lo scioglimento della formazione collabora a mantenere attivo l’antifascismo in città. Nonostante gli screzi e i dissapori sorti riguardo la sua persona (per imprecisati atti «scorretti» da lui compiuti durante la Resistenza) tra il Partito comunista e il nuovo Cln, nato alla fine di giugno del 1944 dopo la liberazione del Comune, viene nominato assessore nell’aprile 1945. Sette mesi dopo, però, si dimette da tale carica e viene anche sospeso dal partito. Muore a Spoleto il 19 dicembre 1948.


Paolo Raspadori


Fonti e bibl.: Asp, Questura di Perugia, Schedati, b. 22 bis, fasc. 30; Comune di Spoleto, Ufficio dello stato civile, scheda anagrafica ad nomen; Sergio Petrillo e Maurizio Hanke, Spoleto 1943. Ricordi, testimonianze e documenti, Edizioni dell’Accademia spoletina, Spoleto 1984; Paolo Raspadori (a cura di), L’autorità debole. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Spoleto attraverso i verbali delle sue riunioni (1944-1946), Crace, Perugia 2003.



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