• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Sbarretti Fulvio

Nasce a Kayl (Lussemburgo) il 22 settembre 1922. Carabiniere. Antifascista.
I genitori Angelo e Santa Gasparri emigrano in Lussemburgo da Bagnara (Nocera Umbra, Pg) nel 1921, quando lei è già incinta. Dopo pochi mesi dalla nascita, il padre Angelo perde il lavoro, decidendo così di rientrare a Bagnara. Riprendono la consueta attività agricola e qualche anno dopo riescono ad acquistare un piccolo gregge, che il piccolo Fulvio conduce ogni giorno al pascolo dopo la scuola, che frequenta fino alla quinta elementare. A 16-17 anni lavora come operaio a Spoleto. Nel gennaio 1942 viene chiamato alle armi e destinato al 226° reggimento di fanteria “Arezzo”, impegnato in Grecia. Un anno dopo passa all'arma dei Carabinieri, venendo poi assegnato come ausiliario alla legione di Milano. Dopo l'Otto settembre viene trasferito a Firenze e destinato alla stazione di Fiesole. Insieme al comandante e ai colleghi della caserma inizia un costante lavoro di appoggio alla Resistenza, mantenendo tuttavia nelle ore diurne l'ordinaria operatività della stazione. Alla notizia dell'insurrezione di Firenze, l'11 agosto 1944, abbandona la caserma con gli altri due commilitoni per recarsi in città a combattere (il comandante era già stato arrestato per sospetti legami con la Resistenza, ma era riuscito a fuggire e, nascostosi, aveva inviato ai suoi uomini il messaggio di fuggire e raggiungere Firenze). I tedeschi, trovando la caserma vuota, ordinano la fucilazione di dieci civili fiesolani presi come ostaggi qualche giorno prima, se i Carabinieri non si presentano. Sbarretti, Alberto La Rocca e Vincenzo Marandola vengono raggiunti dalla notizia e decidono subito di rientrare per consegnarsi, così da evitare la rappresaglia. Vengono fucilati a Fiesole la sera del 12 agosto 1944.
Decorato (come La Rocca e Marandola) di medaglia d'oro al Valore militare con decreto del 6 novembre 1946: «Durante la dominazione tedesca, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipava, con grave rischio personale, all'attività del Fronte clandestino. Pochi giorni prima della Liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il comando germanico aveva deciso di fucilare 10 ostaggi, nel caso non si fosse presentato al comando entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanza la subiva, perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e, al grido di Viva l'Italia, pagava con la vita il sublime atto di altruismo. Fiesole, 12 agosto 1944».


Tommaso Rossi


Fonti e bibl.: Fulvio Sbarretti. Il prezzo del coraggio, Centro Moduli, Foligno 2004.




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