• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Tittarelli Domenico

Nasce a Gualdo Tadino il 1 maggio 1916. Militare. Antifascista.
Cresciuto in una famiglia dalla profonda fede cattolica votata al sociale, insieme al fratello Angelo frequenta l'Istituto salesiano “San Roberto”, insieme ad altre associazioni cattoliche locali. Completati gli studi fino alle scuole superiori, si iscrive alla facoltà di Lingue e letterature europee dell'Università di Napoli. Negli stessi anni sostiene anche un concorso alle Ferrovie dello Stato, risultando vincitore di un posto da impiegato alla stazione di Firenze. Richiamato alle armi, il 15 gennaio 1939 è destinato alla Scuola Allievi ufficiali di complemento di Arezzo. Il 6 ottobre successivo, con i gradi di tenente, prende servizio in una caserma piemontese al confine con la Francia. Dopo avervi trascorso il primo anno e mezzo di guerra, partecipando alle operazioni del giugno 1940, ad inizio 1942 è inviato a Torino come istruttore delle Guardie di frontiera, poi gli giunge l'ordine di frequentare, in successione, i corsi di osservatore aereo e direttore di lancio, entrambi superati brillantemente. Acquisite queste qualifiche viene inviato sul fronte balcanico, prima in Croazia poi in Slovenia. L'Otto settembre lo coglie all'aeroporto di Lubiana, da dove riesce insieme ad un gruppo di suoi soldati a riparare su Pola, dove precedentemente aveva prestato servizio. Con i pochi velivoli a disposizione, nella confusione generale e nell'indecisione degli alti comandi, il giorno successivo si decide il rientro in Italia, con atterraggio a Falconara (An). Chieste e ottenute 24 ore di permesso per tornare a casa il 12 settembre, al rientro all'aeroporto non trova quasi più nessuno, cosicché il giorno stesso fa definitivamente ritorno a Gualdo Tadino. Qui prende subito parte al “Gruppo d'azione antifascista”, costituito ufficialmente il giorno precedente da Vincenzo Morichini e Giovanni Pascucci, che insieme a Tittarelli iniziano a creare, raggruppare e coordinare nuclei di volontari formatisi in città e nelle frazioni, alcune delle quali storiche roccaforti antifasciste. Il “Gruppo” ha sede proprio all'Istituto salesiano e opera, almeno inizialmente, sotto la copertura di una filodrammatica. Importante è anche, sin dalle primissime fasi, l'appoggio garantito dalla locale caserma dei Carabinieri, finché nel febbraio 1944 il maresciallo comandante, fortemente sospettato, viene trasferito altrove. La banda di Gualdo Tadino, comandata da Tittarelli, opera nell'area montana circostante e oltre il confine marchigiano, prendendo poi organicamente contatto con la IV brigata Garibaldi di Foligno, di cui diventa il battaglione dislocato più a nord. A fine giugno, prevedendo la partenza dei tedeschi, Tittarelli e i suoi uomini iniziano a scendere dai monti, entrando in città fra il 5 e il 6 luglio. In quel momento, tuttavia, le truppe dell'VIII armata non sono ancora entrate nemmeno a Nocera Umbra.
Nei mesi successivi alla Liberazione Tittarelli, rifiutando numerosi incarichi pubblici offertigli, contribuisce a ricostruire la sezione socialista di Gualdo Tadino e matura la decisione di continuare la lotta armata rientrando nel Regio Esercito, in quei reparti ricostituiti e aggregati alle truppe angloamericane sulla linea “Gotica”. A fine 1944 parte con venticinque gualdesi per arruolarsi nel gruppo di combattimento “Cremona”; condividono la scelta altri nuclei della zona reduci dalla Resistenza, come l'intera banda della vicina Costacciaro, guidata dal ten. Ruggero Lupi. Tittarelli muore in combattimento a Sant'Alberto (Ravenna) il 10 febbraio 1945, in una delle prime operazioni di guerra compiute dal “Cremona”.
Riconosciuto partigiano della IV brigata Garibaldi di Foligno, battaglione “Gualdo Tadino”, dal 16 dicembre 1943 al 22 luglio 1944, con la qualifica di comandante della formazione; gli è stato attribuito il grado di capitano. È stato decorato con due medaglie d'argento al Valore militare, di cui una alla memoria.


Tommaso Rossi


Fonti e bibl.: La gloriosa morte del ten. Domenico Tittarelli, “Corriere di Perugia”, 2, 9(1945); Sintesi dell'attività svolta dalla banda di “Gualdo Tadino”, in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. 2, Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 303-305; Diario delle azioni svolte in zona Gualdo Tadino (Perugia) dagli uomini della banda “Gualdo Tadino” con le sue formazioni di Monte Maggio-Vlamare, Grello-Morano-Montecchio, Sigillo-Serra Santa, Palazzo Mancinelli, in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. 2, Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 306-310; Relazione dell'attività svolta dal “Gruppo di Azione antifascista” di Gualdo Tadino – Perugia dal 12 settembre 1943 al 23 luglio 1944, Amministrazione provinciale di Perugia, Perugia [s.d.] (copia autentica dell'originale depositata il 27 agosto 1944 presso il Ministero della Guerra); D. Tittarelli, La mia vita militare, a cura di L. Baldinucci, Isuc, Perugia; Editoriale Umbra, Foligno 2001.




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